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VILLA ROMANA - L'ARCHITETTO RANELLUCCI SCRIVE AL SINDACO: ''NON DISTRUGGETE L'OPERA DEL MINISSI''
Il sospetto che la realizzazione del restauro della Villa Romana fosse in alto mare sembra confermato in maniera indiretta da una e-mail giunta questa sera in redazione con la quale l’architetto Sandro Ranellucci, stretto collaboratore per venticinque anni del Prof. Franco Minissi , chiede al Sindaco di Piazza Armerina di prendere in considerazione la possibilità di lasciare intatta la vecchia struttura. Ranellucci, che di recente ha pubblicato un libro sulle coperture protettive di monumenti archeologici, afferma che basterebbe sostituire le superfici in perspex con vetri stratificati e aggiungere una efficiente climatizzazione all’attuale copertura per poter rendere la Villa fruibile ai visitatori e, nel contempo, tutelare l’opera architettonica del Minissi. Il fatto che l’architetto chieda ad oggi di riprendere in considerazione il progetto di copertura e parli di uno “stallo determinato dal pur validissimo Vittorio Sgarbi” fa nascere il sospetto che vi sia qualche aspetto di questa vicenda poco chiaro, conosciuto forse negl’ambienti degli studiosi del settore, ma celato all’opinione pubblica.
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“Il ritorno delle dee", il progetto coordinato dalla Soprintendenza di Enna per conto dell'Assessore Regionale alla Cultura Nicola Leanza ha avuto inizio il 13 dicembre, domenica, con l'inaugurazione nel Museo Archeologico di Aidone (En) della mostra dedicata agli acròliti di Dèmetra e Kore, i reperti della fine del VI secolo a.C. trafugati ed esposti per anni negli Stati Uniti e da poco restituiti alla Sicilia cui appartengono. Si tratta del primo di una serie di rientri: nei prossimi sei mesi toccherà agli argenti di Eupolemo e, nel gennaio 2011, alla dea del Getty conosciuta come Venere di Morgantina.
Arcaico e contemporaneo l'allestimento studiato per il ritorno in Sicilia delle Dee, che nella mitologia greca sono madre e figlia: a vestirle è stata la stilista siciliana Marella Ferrera che ha accolto con grande entusiasmo l'input della Soprintendente di Enna Beatrice Basile.
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Recuperato un osso di teropode nel territorio di Capaci.
Risale al 2005 il ritrovamento di un osso di dinosauro nel territorio di Capaci (Pa), ma solamente nell’ottobre scorso gli scienziati hanno dato conferma del reperto archeologico.
L’osso è stato ritrovato in un banco di rocce carbonatiche risalenti al periodo Cretaceo ed è la porzione di un arto di un teropode, gigantesco rettile vissuto circa 90 milioni di anni fa, durante il periodo del Cenomaniano. Si tratta quindi dell’ennesima scoperta archeologica in un territorio, quello di Capaci appunto, che da questo punto di vista, offre molto al visitatore e allo studioso.
Il centro abitato di Capaci si sviluppa lungo un asse stradale molto antico, di epoca romana, che collega il capoluogo con le città più importanti della Sicilia occidentale di Trapani e Marsala.
Numerosi reperti archeologici ancora da analizzare e collocare cronologicamente testimoniano un passato preistorico particolarmente interessante mentre è certo che il primo insediamento stabile risale al 15 settembre 1241, data che segna il passaggio dal feudo al casale e che prelude alla fondazione dell’odierna cittadina.
Tra le bellezze archeologiche che questo territorio già offre, è possibile mensionare le grotte delle contrade Carrubella, S. Rosalia, La Portella e di Pizzo Muletta, nonché necropoli come quella di contrada Ciachea che testimoniano, appunto, le antiche frequentazioni umane del sito.
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