Halaesa, nel racconto di Diodoro Siculo, venne fondata alla fine del V secolo da Arconide, tiranno di Erbita, da cui il nome di Arconidea. Fu all’inizio popolata principalmente con mercenari campani, che in quella particolare fase storica (guerra tra cartaginesi e città siceliote) venivano ingaggiati dalle parti in lotta e si trovavano dispersi per tutta l’isola.
Durante la prima guerra punica operò la scelta vincente di sottomettersi a Roma, da cui, dopo la presa di Siracusa che completò quella della Sicilia, ebbe il riconoscimento di “civitas libera et immunis”, esente quindi dalla decima dei prodotti agricoli, e con il potere di legiferare, eleggere il proprio senato ed i propri magistrati. Ottenne, prima della morte di Augusto, lo status di municipium, comunità che godeva della piena cittadinanza romana.
Il centro indigeno ellenizzato di Bubbonia venne già individuato da Paolo Orsi nel 1905 il quale ne intravide l’influenza geloa attraverso la tipologia delle sepolture e delle opere murarie. Paolo Orsi effettuò pure uno scavo sull’acropoli e lungo le pendici di essa, portando alla luce due edifici denominati anaktora. Il grande archeologo evidenziò un muro di fortificazione lungo la direzione nord-sud che divideva la città in due parti. Nel 1955 l’archeologo rumeno Dinu Adamesteanu riprese gli scavi con l’utilizzo, per l’identificazione delle strutture, della fotografia aerea e in tal modo poté individuare un lungo muro di cinta che circondava la città, la quale appariva con una struttura viaria ortogonale databile al VI sec. a.C.. Il sito, dopo Adamesteanu, venne scavato nel 1972 da Domenico Pancucci che ne pubblicò le risultanze sulla rivista Sicilia Archeologica nel 1973.