Attività
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La storia della masseria è una storia molto complessa, sempre in stretta relazione ai grandi fatti storici del passato e che è indissolubilmente legata alla storia dell’Italia meridionale. I primi esempi di masseria risalgono alla colonizzazione greca (VIII-VI sec. a.C.). Essa era intesa come organizzazione sistematica del territorio, finalizzata ad attività agricole. Nel periodo romano le piccole proprietà furono concentrate in poche aziende latifondistiche dando origine alle massericiae, cioè entità rurali che sfociarono poi in insediamenti residenziali e produttivi dette villae o massae. Alcune informazioni sulla gestione delle massae sono contenute nelle Epistole di papa Gregorio Magno il quale dice che, queste vaste proprietà fondiarie, erano affidate ad affittuari (conductores) dietro corrispettivo di canoni in moneta e, più spesso, in prodotti dell’agricoltura o dell’allevamento. Dell’esazione dei canoni e del controllo sugli affittuari erano incaricati i procuratori dei proprietari (gli actores o curatores). Dopo gli scritti di Gregorio Magno (590-604 d.C.) il termine massae scompare per ritrovarlo seicento anni dopo (XIII sec.), modificato in massaria, nell’età di Federico II e di Manfredi che si preoccupavano della gestione delle aziende agricole di corte emanando statuti e costituzioni super massariis curiae. Ma tra gli scritti di Gregorio Magno e i documenti di Federico II la Sicilia conobbe due grandi svolte epocali destinate a cambiarne profondamente il volto.
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Il 31 gennaio 2011 presso la Scuola "C. Cascino" di Piazza Armerina si è svolta l'assemblea annuale del Gruppo Archeologico "Litterio Villari". A richiesta dei soci ed essendo stato deliberato un aggiornamento dell'assemblea stessa per giovedì 10 febbraio 2011, pubblichiamo la relazione del Direttore affinchè possano essere meglio discussi i vari punti trattati.
È stato un triennio particolare, amici, quello che si è appena chiuso. Se da un lato, infatti, il gruppo ha continuato nel suo programma di conoscenza della Sicilia attraverso le numerose escursioni effettuate ogni anno; se ha portato avanti il suo impegno nell’affidamento del sito di Sofiana , sia pure grazie alla disponibilità di soci sempre in numero minore; dall’altro lato c’è stata una rara organizzazione di altri eventi ed una presenza sempre meno percepibile del gruppo in ambito sia interno all’Associazione che esterno rispetto al nostro territorio. Come se ci fossimo rinchiusi dentro il nostro privato e non avessimo più ritenuto opportuno o, meglio, consono ai nostri fini statutari guardare all’esterno e far sentire la nostra presenza. Nel triennio è stata organizzata una sola conferenza, proprio lo scorso anno, tenuta dal prof. Dario Palermo e con la partecipazione di un numero esiguo di soci.
Poiché io sono stato il direttore del gruppo in questo triennio, tocca soprattutto a me tentare di cercare le cause e possibilmente proporre delle indicazioni che possano essere di aiuto agli organi statutari che stasera andremo a rinnovare. Uno dei motivi che non mi è difficile individuare consiste, certamente, nella mia minore presenza. Non è stato questo per me un triennio facile, soprattutto per i problemi di salute che conoscete. Questo non solo ha influito sulla mia presenza nelle uscite, ma soprattutto mi ha impedito di guardare all’esperienza del gruppo con più attenzione e maggiore impegno. Alcune cose sono state da me fatte con molta fatica e quasi senza prospettiva. Altre non sono state fatte, perché neanche pensate. Questa riflessione ha come contrappunto, però, l’eccessivo appiattimento del gruppo sul ruolo del direttore. Voglio dire che il funzionamento o meno del gruppo è dipeso troppo dall’iniziativa del direttore. Quando questa è stata forte e costante, il gruppo è cresciuto in iniziative, visibilità, numero, riconoscimenti; quando si è in qualche modo allentata, il gruppo ne ha risentito eccessivamente in tutti i settori. I tentativi che abbiamo effettuato nel passato, di creare cioè specie di dipartimenti di cui avrebbe dovuto occuparsi ogni singolo componente del direttivo, ha funzionato solo in parte. Io credo che occorra, in questo campo, muoversi in due direzioni: a) nominare, anche se non previsto dal regolamento, un vice direttore, che possa accompagnarsi al direttore nell’ordinario delle attività o sostituirsi a lui in caso di difficoltà ed impedimento; b) occorre che il nuovo progetto di programma scaturisca qui in assemblea e venga poi completato in direttivo, dove ognuno dei componenti si assuma l’impegno di trainare un settore, un aspetto. La ricchezza dei contributi di tanti può contribuire ad individuare linee e strategie nuove, che certamente superano la visione e le capacità di pochi.
Un ruolo importante ha anche avuto il direttivo. Raramente, forse in un paio di casi, siamo riusciti ad essere tutti presenti e contemporaneamente alle riunioni. Poi, per motivi certamente sempre validi, ci siamo visti in numero limitato o in pochi. Questo ha impoverito il dibattito dei necessari contributi e dei conseguenti supporti. Ad un certo punto ho avuto la netta sensazione che per diversi l’esperienza fosse da considerarsi conclusa. E, ad onor del vero, qualcuno si è detto disponibile a dimettersi, in particolare durante l’ultimo anno, ma sono stato io a chiedere di concludere insieme questo mandato.
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IL PROBLEMA ORTOFONICO DEL NOME "DEMETRA"
Il problema ortofonico della parola Demetra (Demèter) non è stato semplice poiché da anni ci siamo dibattuti tra la forma piana e quella sdrucciola (o, per meglio dire, tra la forma parossìtona e quella proparossìtona) che sono state variamente utilizzate da diverse persone. Se dovessimo usare la maniera greca di pronunziarla semplicemente al nominativo, dovremmo pronunziarla piana (parossìtona), cioè Demèter (non Demètra), tuttavia quando citiamo il suo nome spesso lo facciamo come genitivo o come accusativo o come altri casi dove si ha la sincope dell’epsilon [Demet(e)r] il cui effetto è il ritiro dell’accento verso l’inizio della parola che dunque diventa sdrucciola (proparissìtona): Dèmetros, Dèmetri, Dèmetra, Dèmeter. In definitiva, secondo questi ragionamenti, per spostare l’accento verso la fine della parola, al nominativo dovremmo adottare il termine greco Demèter, ma poiché perde la epsilon contraendosi, va spostato l’accento indietro e cioè Dèmetr(a). In pratica, tutte le volte che pronunziamo Demetra ci troviamo con una parola che ha subito la sincope dell’epsilon e dunque va pronunciata Dèmetra.
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Sabato 11 e Domenica 12 a Piazza Armerina manifestazione di "Archeologia Ritrovata" che, quest'anno, è dedicata al sito archeologico di Montagna di Marzo. L'11 ottobre alle ore 18 è stata tenuta la conferenza di presentazione a più voci presso il Circolo di cultura con la partecipazione della Direttrice della Sezione archeologica di Enna dott.ssa Carmela Bonanno, gli archeologi Sandro Amata ed Mario Cottonaro, che hanno parlato dello scavo in diversi aspetti, della monetazione e del santuario extraurbano di Dèmetra e Kore. Ha presenziato il dott. Ugo Adamo Direttore del Gruppo Archeologico "Litterio Villari" e ha condotto la serata il dott. Sebi Arena.
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Domenica 5 Ottobre il Gruppo Archeologico di Piazza Armerina ha raggiunto Caltabellotta nell’ambito del Programma 2008. Diamo di seguito alcune notizie di base su uno dei luoghi di bellezza struggente e suggestiva e forte che sorge a 12 chilometri all'interno della costa di Porto Empedocle.

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