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Il 31 gennaio 2011 presso la Scuola "C. Cascino" di Piazza Armerina si è svolta l'assemblea annuale del Gruppo Archeologico "Litterio Villari". A richiesta dei soci ed essendo stato deliberato un aggiornamento dell'assemblea stessa per giovedì 10 febbraio 2011, pubblichiamo la relazione del Direttore affinchè possano essere meglio discussi i vari punti trattati.
È stato un triennio particolare, amici, quello che si è appena chiuso. Se da un lato, infatti, il gruppo ha continuato nel suo programma di conoscenza della Sicilia attraverso le numerose escursioni effettuate ogni anno; se ha portato avanti il suo impegno nell’affidamento del sito di Sofiana , sia pure grazie alla disponibilità di soci sempre in numero minore; dall’altro lato c’è stata una rara organizzazione di altri eventi ed una presenza sempre meno percepibile del gruppo in ambito sia interno all’Associazione che esterno rispetto al nostro territorio. Come se ci fossimo rinchiusi dentro il nostro privato e non avessimo più ritenuto opportuno o, meglio, consono ai nostri fini statutari guardare all’esterno e far sentire la nostra presenza. Nel triennio è stata organizzata una sola conferenza, proprio lo scorso anno, tenuta dal prof. Dario Palermo e con la partecipazione di un numero esiguo di soci.
Poiché io sono stato il direttore del gruppo in questo triennio, tocca soprattutto a me tentare di cercare le cause e possibilmente proporre delle indicazioni che possano essere di aiuto agli organi statutari che stasera andremo a rinnovare. Uno dei motivi che non mi è difficile individuare consiste, certamente, nella mia minore presenza. Non è stato questo per me un triennio facile, soprattutto per i problemi di salute che conoscete. Questo non solo ha influito sulla mia presenza nelle uscite, ma soprattutto mi ha impedito di guardare all’esperienza del gruppo con più attenzione e maggiore impegno. Alcune cose sono state da me fatte con molta fatica e quasi senza prospettiva. Altre non sono state fatte, perché neanche pensate. Questa riflessione ha come contrappunto, però, l’eccessivo appiattimento del gruppo sul ruolo del direttore. Voglio dire che il funzionamento o meno del gruppo è dipeso troppo dall’iniziativa del direttore. Quando questa è stata forte e costante, il gruppo è cresciuto in iniziative, visibilità, numero, riconoscimenti; quando si è in qualche modo allentata, il gruppo ne ha risentito eccessivamente in tutti i settori. I tentativi che abbiamo effettuato nel passato, di creare cioè specie di dipartimenti di cui avrebbe dovuto occuparsi ogni singolo componente del direttivo, ha funzionato solo in parte. Io credo che occorra, in questo campo, muoversi in due direzioni: a) nominare, anche se non previsto dal regolamento, un vice direttore, che possa accompagnarsi al direttore nell’ordinario delle attività o sostituirsi a lui in caso di difficoltà ed impedimento; b) occorre che il nuovo progetto di programma scaturisca qui in assemblea e venga poi completato in direttivo, dove ognuno dei componenti si assuma l’impegno di trainare un settore, un aspetto. La ricchezza dei contributi di tanti può contribuire ad individuare linee e strategie nuove, che certamente superano la visione e le capacità di pochi.
Un ruolo importante ha anche avuto il direttivo. Raramente, forse in un paio di casi, siamo riusciti ad essere tutti presenti e contemporaneamente alle riunioni. Poi, per motivi certamente sempre validi, ci siamo visti in numero limitato o in pochi. Questo ha impoverito il dibattito dei necessari contributi e dei conseguenti supporti. Ad un certo punto ho avuto la netta sensazione che per diversi l’esperienza fosse da considerarsi conclusa. E, ad onor del vero, qualcuno si è detto disponibile a dimettersi, in particolare durante l’ultimo anno, ma sono stato io a chiedere di concludere insieme questo mandato.
Il ruolo dei soci non è stato certamente di minore importanza e rilevanza. Si è progressivamente affermata in me la sensazione di un distacco/disinteresse di molti soci rispetto alle proposte fatte di volta in volta. Vi cito qualche esempio per chiarire il campo, anche da possibili equivoci. Le adesioni alle escursioni sono state un continua partita doppia con entrate ed uscite in perenne movimento. C’ è stato un costante rinvio di tempi rispetto a quelli necessari per organizzare le cose. Questo ha implicato a volte dei costi maggiori per i partecipanti, ma sempre la costante preoccupazione di non riuscire ad organizzare bene le attività. Anche la visita di un giorno, se abbiamo bisogno della guida, se c’è da prenotare un ristorante, diventa a volte una grande fatica. Altro esempio: i riscontri alle email. Io credo di avere gli indirizzi di posta elettronica del 90% dei soci. Le volte che chiedo un riscontro, come per esempio nell’occasione della convocazione dell’assemblea, ricevo risposta da non più del 20% delle mail inoltrate. Con la conseguenza che molti di voi hanno ricevuto una convocazione di assemblea per posta elettronica ed una per lettera normale. Impegno di tempo e di soldi. Un altro esempio: la partecipazione alle attività, extra visite, organizzate. Alla pulizia di Sofiana lo scorso anno, anche per motivi particolari riguardanti qualcuno, siamo stati in circa 10 persone. Su un gruppo di 110 soci. Alla conferenza tenuta dal prof. Dario Palermo, ordinario di archeologia classica presso l’Università di Catania, eravamo non più di una trentina di persone ed alcune non del gruppo. Su questi incontri, tenuti da persone esterne ed in genere molto qualificate, ci si gioca la faccia. E non quella di soci indefiniti del gruppo, ma quella di chi organizza l’attività. Ed, infine, alla email inviata oltre un mese fa, in cui chiedevo un vostro contributo di idee sui programmi da portare avanti, sollecitando in particolare chi aveva esperienza sul piano dell’organizzazione di progetti, e una manifestazione di disponibilità per coprire eventuali incarichi in direttivo, ha risposto una sola persona.
Credo che sia facile per tutti trarre le opportune considerazioni e tradurle in comportamenti concreti. Il nuovo direttore ed il nuovo direttivo hanno bisogno, nell’organizzare qualsiasi tipo di attività, di sentire la solidarietà e la capacità di coinvolgersi dei soci.
Questa è nelle linee generali la situazione del nostro gruppo. Ma c’è anche qualche considerazione da fare sullo stato dell’Associazione a livello nazionale. Ci siamo, a partire dallo spunto di una considerazione fatta da un membro del direttivo a proposito della rivista “Nuova Archeologia” che tutti i soci ordinari dovremmo ricevere, confrontati in diverse occasioni sulla qualità e sulla stessa consistenza di tale rivista e su come fosse possibile produrre un “giornalino” di tale inconsistente livello. Tra l’altro il numero al quale faccio riferimento è arrivato nel Novembre dello scorso anno e si riferiva al 2009. In esso era riportata la notizia della morte del dott. Gianfilippo Villari, che era stata copiata sic et simpliciter dal nostro sito internet e riprodotta, senza che noi ne sapessimo niente. L’inconsistenza della rivista (ultimo numero di appena quattro facciate, di cui l’ultima piena solo di pubblicità, il ritardo cronico con il quale viene prodotta da un lato; dall’altro l’assenza della Direzione Nazionale se non per l’assemblea annuale, archeologia ritrovata e la BTA di Paestum; dall’altro ancora la completa assenza durante l’accadimento di problemi (vedi ristrutturazione e restauro della Villa Romana) di portata nazionale, sui quali avevamo cercato di coinvolgerla ci hanno fatto riflettere sulla necessità che il gruppo si confronti con gli organi centrali al fine di proporre una correzione di rotta nella direzione di una maggiore e più forte presenza tra i gruppi ed all’esterno, sull’organizzazione di eventi a carattere nazionale, su una maggiore incisività nel campo della politica dei beni culturali.
Da dove ripartire per un rilancio del gruppo? Credo che bisogna fare il percorso inverso dell’imbuto. Partire cioè dalla parte più stretta, dal collo, per poi risalire progressivamente in alto. Partire, cioè, dall’interesse, dall’amore di ciascuno di noi per la natura, per l’ambiente, per i beni culturali, per la condivisione, per l’amicizia e dare un contributo a tracciare e realizzare un progetto. Di uno, due, tre, cinque anni o più non importa. Importa invece perseguirlo con costanza, anche se con i limiti che gli impegni di vita impongono a ciascuno di noi. Puntare, insomma, sulle risorse di tutti, senza esclusione di nessuno. E ad esaminare, quello che traspare da ciascuno di noi, il gruppo di risorse ed esperienze ne ha tantissime. Basta volerle spendere! Questo aspetto è particolarmente importante in una fase in cui la politica per i beni culturali ed ambientali, per diversi motivi sui quali in questa sede non è opportuno discutere, ha subito un drastico rallentamento e ridimensionamento, che porta in primo piano il ruolo delle associazioni di volontariato come la nostra. Prenderci cura del nostro patrimonio archeologico, storico-artistico, naturalistico diventa sempre più compito nostro. Per conservare quanto già esiste ed evitare che barbari di qualsiasi genere possano distruggerlo e consegnarlo, come uno scrigno prezioso, alle generazioni future. Oggi non è solo più in discussione Sofiana, per la quale il gruppo tanto si è speso, ma tutto il nostro patrimonio storico, compresa la stessa Villa Romana del Casale.
Quali indicazioni mi sento di dare, come contributo personale e del direttivo, a conclusione di questo triennio, che poi è anche la conclusione di un’esperienza lunga nove anni?
- Occorre acquisire una diversa visione del gruppo. Non solo associazione che si occupa di archeologia, che rimane tuttavia la nostra cifra, ma dell’intero patrimonio dei beni culturali e paesaggistici del nostro territorio. Il convento, la fattoria, la chiesa, il mulino, la scultura e/o la pittura sono nostro obiettivo non meno che il sito archeologico vero e proprio. Ma anche il paesaggio, la natura, le piante, le erbe, gli animali, gli odori, i sapori potranno far parte della nostra ricerca e della nostra esperienza. E’ un po’ il modello che stiamo sperimentando, in parte, nell’ultimo periodo e che ha riscosso abbastanza interesse da parte dei partecipanti.
- Occorre riacquisire maggiore visibilità e far sentire il peso politico (nell’ambito dei beni culturali) del gruppo e dell’associazione. L’idea ed il principio che vorrei cercare di trasmettervi è che il patrimonio culturale del nostro territorio e della nostra isola è “cosa nostra” molto di più che dei ministri, degli assessori, delle soprintendenze e burocrazia varia. E’ nostro, appartiene a noi e spetta a noi, nei limiti delle nostre possibilità, curarlo e proteggerlo. Il “caso” più emblematico in questo senso è la Villa Romana del Casale. Abbiamo seguito, fin dove ci è stato possibile, le vicende relative ai lavori di copertura e di restauro. Abbiamo volutamente evitato di prendere delle posizioni ufficiali rispetto a determinati problemi che si sono evidenziati (uno per tutti quello dei micropali, che hanno distrutto la stratigrafia e gli eventuali monumenti sottostanti). Lo abbiamo fatto per evitare di sollevare polemiche e di provocare ritardi in un’opera che ha corso seri rischi di collassare. Ma credo che sia finito il tempo dell’attesa. Proprio partendo da un’iniziativa del nostro sindaco, che ha chiesto la riapertura anche parziale della villa per Marzo, il nuovo direttivo dovrà istituire un osservatorio che segua costantemente i progressi o meno nei lavori. E, soprattutto, battersi perché venga costituito un nucleo operativo, che nel tempo si occupi della manutenzione ordinaria della villa. E questo con documenti ufficiali, interventi a mezzo stampa, manifestazioni etc L’altro caso, per noi particolarmente importante, è Sofiana. Il sito è sopravvissuto negli ultimi anni grazie alle cure del nostro gruppo o meglio di alcuni, divenuti sempre di meno, del nostro gruppo. Lo abbiamo recuperato alla visibilità ed alla fruizione, lo abbiamo salvato dal degrado noi. Questo possiamo dirlo con legittimo orgoglio. Ed ora cosa ne facciamo? Lo lasciamo all’incuria delle PP.AA., all’assalto già avviato di mandriani e vacche, accettiamo che venga distrutto oppure……? Possiamo continuare ad occuparcene, riparando la recinzione, curando il diserbo e la pulizia, aprirlo a chi ne farà richiesta? Cioè, continuare a consideralo come un bene nostro e prendercene cura, proprio nell’ottica che il patrimonio è soprattutto nostro ed, in questo momento di crisi economica e valoriale, spetta a noi prendercene cura? La situazione di Sofiana, tra l’altro, è al momento particolarmente complicata dall’ultima riforma regionale, da quella cioè che ha svuotato le soprintendenze di ampi poteri ed ha istituito i parchi archeologici. Sofiana dovrebbe rientrare nella competenza del parco della Villa Romana ed in questo senso avevo scritto al direttore Meli, esprimendogli gli auguri del gruppo e rappresentandogli la situazione del sito. Il dr. Meli,. Nel ringraziarmi per gli auguri e prendere atto della nostra disponibilità a collaborarlo, mi ha anche informato che la perimetrazione dei parchi ancora non è stata effettuata e che la competenza ancora è nelle mani della soprintendenza di Caltanissetta. Le riforme all’italiana o meglio alla siciliana.
- Occorre ampliare lo sguardo sul nostro patrimonio culturale. Come vi dicevo, non solo archeologia, ma il complesso dei beni che caratterizzano il nostro paesaggio: casali, fattorie, torri, eremi, chiese, mulini, dipinti, sculture etc. Il gruppo, grazie all’impegno di Sebastiano Arena e di Gaetano Adamo prima e di Paolo Minacapilli ora, pubblicherà nel corso del corrente anno un libro sul patrimonio archeologico della città E’ il frutto di anni di ricerca e studi, che giungerà al suo naturale compimento. Vorremmo realizzare una bella edizione, che potrebbe incontrare l’interesse dei concittadini e degli studiosi. Non so ancora come riusciremo a finanziarlo, ma sono convinto che ci riusciremo. Magari chiedendo un vostro sostegno economico. Lo stesso percorso potrà essere fatto per tutte le ulteriori ricerche che faremo sul territorio. Abbiamo già avviato un discorso sull’eremo di Fundrò; potremo completarlo ed estenderlo agli altri. Abbiamo iniziato una ricerca sulle chiese sparse sul territorio; possiamo estenderlo agli altri. Potremmo tentare una ricostruzione storica, per quanto possibile documentata, sull’arredo floreale della Villa Romana. E dare a tutto ciò che facciamo la dovuta evidenza. Anche in questo caso l’idea che vorrei far passare è quella che nel gruppo c’è spazio per le iniziative ed il coinvolgimento di tutti. Nel rispetto dei fini statutari del gruppo e negli spazi di tempo, che i normali impegni di vita comportano.
- Occorre che ogni componente del direttivo elabori e svolga un progetto di lavoro nel gruppo in maniera autonoma. Vi dovrebbe essere una fase di programmazione comune, una di esecuzione individuale, salvo gli opportuni raccordi, ed una di presentazione all’esterno di gruppo. In parte questo tentativo è stato fatto ed in alcuni casi è riuscito. Ma non basta, assolutamente non basta. Se vogliamo evitare gli inconvenienti del passato, dare un impulso significativo al gruppo, aprire nuove strade alle attività, far sentire la nostra voce all’esterno, è necessario l’impegno di tutti. Il direttore potrà svolgere il suo lavoro di coordinamento e di rappresentanza con la dovuta serenità e senza sentire il carico completo del gruppo. A queste condizioni e solo a queste chiunque assumerà la responsabilità della direzione potrà portare avanti il suo impegno proficuamente.
Come vedete, la relazione di quest’anno non parla, se non in qualche caso, di elementi particolari e, soprattutto, non presenta progetti di viste e di viaggi. Il motivo l’ho accennato in premessa, quando vi ho detto che è mio desiderio far scaturire il programma dal contributo di tutti, dell’assemblea e del direttivo. Quindi, è un compito che viene affidato a voi, oggi o nei prossimi giorni tramite email, è un compito che verrà definito dai nuovi direttore e direttivo e di cui ovviamente tutti quanti saremo per tempo informati.
Non posso concludere questa relazione senza fare riferimento alla perdita che tutto il gruppo, ma soprattutto Lucia, Silvio e Manuela, hanno subito con la partenza di Gaetano. Improvvisa, imprevista, assolutamente ingiusta, soprattutto se non si riesce a leggere con gli occhi di una fede comunque intesa. Io non mi dilungo su questo per evitare di gravare Silvio ed anche me, credetemi, della sofferenza e della fatica del ricordo. Posso solo dirvi che abbiamo perso una persona preziosa, per molti versi unica; che non ha mai fatto pesare la quantità e la qualità del suo impegno; che mi è stato compagno di tante escursioni fatte solo noi due e di cui non potrò mai dimenticare le parole piene di affettuoso rispetto con le quali mi salutava “ciao, zì”. A lui il gruppo dedicherà una manifestazione in cui, tra l’altro, verranno presentati lavori che aveva in gran parte preparato.
Nell’invitarvi ad intervenire su qualsiasi cosa vogliate, vi chiedo di voler in particolare esprimere il vostro parere sul mantenere o meno la collaborazione su Sofiana e di votare al momento opportuno sulla nomina di un vice direttore, per ora non sul nominativo. |