Cozzo Rametta PDF Stampa E-mail
Il materiale osservato in parecchie escursioni durante tutta l’estate fino alle prime piogge autunnali è il seguente:
qualche centinaio di frammenti (lame, punte, raschiatoi, scarti di lavorazione) di selce o di quarziti (undici di ossidiana);
un corno di terracotta di incerto uso;
tre frammenti di pisè d’argilla (a ridosso del riparo roccioso);
due pezzi di fuseruola fittile (una quasi intera, ma fortemente bruciacchiata, aveva accanto frammenti ossei bruciati e denti animali;
due ciottoli di calcarenite usati come percussori;
alcuni frammenti di macinelli in materiale lavico e in calcarenite (uno, intero, conserva su un lato una impregnazione di ocra);
tre manici di terracotta di cui due con tracce di colore rossastro;
vari cocci di ceramica con tracce di disegno a linee rette o a zig-zag nere su fondo rosso;
un frammento di ascetta votiva rossastra finemente lavorata (trovata lungo il ripido versante ovest);
un fondo di anfora presentante un foro di uscita praticato a crudo (a ridosso del riparo roccioso).

La ricerca si è svolta come osservazione, seppure accurata, di superficie, mentre il sito meriterebbe almeno un saggio di sequenza stratigrafica per lo studio dell’evoluzione delle industrie sia litiche che fittili, tuttavia qualche considerazione può essere tentata: il sito preistorico non pare sia esteso alla cima del monte dove invece è facile indovinare un piccolo borgo o quantomeno un grosso posto di vedetta di periodo medievale suggerito sia dal nome stesso che dalla disseminazione di significativi reperti. L’estensione del villaggio, poiché di questo dovrebbe trattarsi (visto il ritrovamento del pisè) e le cui capanne andrebbero cercate al di qua e al di là della prominenza rocciosa suddescritta, non dovrebbe superare l’area di 500-600 mq. a giudicare dalla notevole concentrazione dei reperti in una zona limitata. Un’altra considerazione è quella che riguarda la mancata osservazione di necropoli: nessuna traccia di tombe fino ad ora è stata notata, anche se la ricerca continuerà. Questo fatto potrebbe dipendere dallo sconvolgimento che hanno subìto nel tempo i luoghi per l’azione degli agenti esogeni e, specialmente di recente, per l’asportazione di buona parte della coltre superficiale da parte dell’uomo per creare strade tagliafuoco e di accesso.
La ceramica affiorante sulla parete di un gradino morfologico prodotto dallo scolo piovano è grezza di impasto chiaro o rosso somigliante a quella dello stile di Malpasso, ma alcuni frammenti appaiono dipinti in nero opaco su fondo lucido rossastro dello stile di Serraferlicchio. L’industria litica, abbastanza varia, ci presenta numerose lame ben ritoccate, raschiatoi e punte di selce di vario colore e più raramente di ossidiana. Talvolta il materiale è meno nobile: calcare siliceo, selce opaca biancastra o quarzareniti di vario colore.
Tutto ciò e, in più, l’affioramento di un corno votivo fittile e di una fuseruola sferoidale di terracotta, in una fenditura dello strato sabbioso, farebbero pensare a ad una frequentazione del sito a cominciare dall’Età del Rame che percorre cronologicamente tutti e tre i periodi che classicamente la definiscono.


 

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