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Piano Casazze
di Concetto Parlascino
Il sito di Piano Casazze, noto anche con il nome di Piano del Piraino, occupa la zona centrale dei Monti Algar, sistema collinare che chiude a settentrione la Valle dei Margi, proprio di fronte a Mineo, nel cui territorio comunale ricade la più parte. Secondo l'archeologo P. Orsi, che procedette per primo all'esplorazione del sito agli inizi del '900, il sito potrebbe corrispondere a Neai, la città natale di Ducezio, il re siculo che intorno alla metà del V sec. a. C. intraprese una vera e propria guerra di indipendenza contro i Greci.
Il momento più antico della frequentazione si può fare risalire alla fase iniziale dell'età del Bronzo attestata dai frammenti di ceramica castellucciana rinvenuti nel settore orientale della collina. Sullo stesso versante un gruppo di tombe a grotticella artificiale si colloca tra l'età del Bronzo finale e l'età del Ferro.
Il villaggio divenne una vera e propria città sul finire del VII sec. a. C. e raggiunse il periodo di massimo splendore nei due secoli successivi per l'accoglimento massiccio degli influssi della civiltà greca. Le testimonianze di età storica riportano ad un periodo compreso fra il VII ed il III-II sec. a. C. dimostrando continuità di vita anche in epoca timoleontea ed agatoclea, interrottasi poi improvvisamente nel II sec. a. C. per cause ignote. L'abitato tuttavia continuò ad esistere fino ad età bizantina.
L'abitato occupava la sommità pianeggiante di un costone roccioso da dove si dominano sia la valle dei Margi che la Valle del fiume Pietrarossa, a settentrione. La città aveva una forma irregolare lunga circa 600 m e larga 400 m. Essa era perimetrata da una cinta muraria che adeguandosi alla morfologia del terreno innestava alla roccia tratti interamente costruiti nei punti meno scoscesi e quindi più vulnerabili.
L'archeologo P. Orsi segnalava la presenza di torri quadrate oggi non più individuabili. Le mura di cui rimangono tratti solo sui versanti Est ed Ovest presentano due fasi: una corrisponde al muro costituito da una doppia cortina pseudo-poligonale con riempimento in pietrame; l'altra, addossata alla prima, corrisponde al muro costruito in blocchi squadrati alcuni dei quali isodomi, cioè regolari. Difficile datare le due fasi che comunque sono forse da ascrivere all'età arcaica. All'interno delle mura, l'abitato si articolava sfruttando la natura del luogo con edifici interamente o parzialmente ricavati nella roccia ed in alcuni casi disposte a schiera. Nell'angolo di sud-est si scorge un ammasso roccioso ai cui piedi furono ricavate grandi grotte di forma rettangolare, forse abitazioni rupestri di età bizantina (V - IX sec. d. C.); un passaggio permette di arrivare in cima all'ammasso roccioso dove era forse un posto di guardia che presenta la particolarità di una finestra quadrata intagliata nella roccia da cui si può guardare fino a Mineo. Ad ovest e ad est dell'abitato sono state localizzate due aree di destinazione sacra, forse pertinenti a due santuari. Anche al centro dell'abitato sono visibili molti grossi blocchi squadrati forse appartenenti ad un edificio sacrale.
Ad est della città, dove si trovava la necropoli di età preistorica, sono ubicate anche le due necropoli relative al centro di età storica costituite da deposizioni multiple a camera e individuali in fosse litiche , terragne , a cappuccina, ad enchytrismoi (cioè entro grossi vasi in terracotta), in tegole semitubolari. Sul versante sud-est è una cava per l'estrazione dei blocchi di calcare destinati all'edilizia locale. Il quadro che emerge dalle ricerche archeologiche corrisponde a quello riscontrato anche negli altri centri della valle dei Margi nei quali si registra la presenza notevole di elementi di ellenizzazione a partire dal VII sec. a. C. forse legati dapprima all'espansione dell'influenza commerciale calcidese ed in seguito all'avanzata vittoriosa di Ippocrate di Gela.
Monte Balchino (Concetto Parlascino)
Il sito archeologico di Monte Balchino, più conosciuto con il nome della contrada Altobrando, occupa un'altura calcarea pianeggiante, allungata in senso est-ovest per circa 1 km e larga da 100 a 200 m, posta a N-E di Caltagirone, tra la valle del fiume Caltagirone e quella del Tempio di cui domina il passaggio.
Le prime indagini sistematiche che hanno portato alla individuazione di un abitato fortificato greco, sono state condotte negli anni 1970-1971 da L. Bernabò Brea con la collaborazione di D. Seminerio; in quella occasione furono compiuti accertamenti lungo la cinta muraria ed alcuni saggi in vari punti all'interno dell'abitato e si identificarono anche i resti di un sacello. Le indagini sono state poi proseguite nel 1980 dalla Soprintendenza Archeologica per la Sicilia Orientale e Catania sotto la direzione di G. Voza ed U. Spigo.
Le più antiche testimonianze nel sito risalgono alla fine dell'età del rame ed alla prima età del bronzo. In questo periodo, infatti, sorse sul versante occidentale del colle un piccolo villaggio di età castellucciana (XIX-XV sec. a.C.) cui è pertinente anche la poco distante necropoli a grotticelle artificiali scavate nella roccia. Appartengono a questo periodo i numerosi frammenti di ceramica decorata a fasce nere su fondo camoscio.
Alla fine dell'età del bronzo il villaggio sembra essere stato trasferito sull'altopiano più a N-E dove sono stati rinvenuti materiali ceramici, tra cui un'ansa a protome bovina, appartenenti alla facies dell'Ausonio II (XII-XI a. C.). Il cambiamento di posizione corrisponde pertanto ad una differente facies culturale che similmente a quanto avviene in altri siti della Sicilia orientale potrebbe essere stata determinata dall'arrivo di nuove genti di matrice peninsulare.
Il centro di Monte Balchino mostra un accentuato processo di ellenizzazione a partire dal VII sec. a. C. quando è molto probabile che esso sia divenuto un avamposto greco (φρούριον) per il controllo del territorio, fino almeno alla metà del V sec. a. C. momento in cui sembra possa datarsi la distruzione. Tali considerazioni scaturite dalle indagini archeologiche, sono state da taluni messe in relazione con la notizia riportata da Diodoro Siculo (XII, 29) relativa al sito di Trinakia distrutta da Siracusa nel 446 a. C. dopo la guerra contro il re siculo Ducezio, ed i cui abitanti preferirono morire combattendo piuttosto che arrendersi all'invasore.
L'antico phrourion di Altobrando occupava un'area di circa 9 ha. corrispondente a circa tre quarti della sommità della collina ed era interamente circondato da un'imponente opera di fortificazione con delle torri quadrangolari individuate sul lato nord-occidentale. Sui fianchi settentrionali e meridionali nei quali il pendio è molto ripido, la fortificazione era costituita da un aggere formato da grossi blocchi di calcare spianati sulla faccia a vista, alle spalle del quale era un riempimento di pietre più piccole incassate nel terreno. Sui lati occidentale ed orientale, fu invece costruita una cinta muraria a doppia cortina, realizzata in blocchi di calcare con tecnica pseudo-poligonale (in alcuni punti isodoma, cioè costituita da blocchi di taglio regolare) e con riempimento (emplecton) in pietrame minuto, della larghezza media di m 2.
Le mura, che affiorano quasi ovunque per un'altezza di circa 2 o 3 filari, si possono datare all'incirca al VII sec. a. C. Alcuni rifacimenti ed aggiunte in diversi tratti sono stati datati a poco prima della distruzione del sito. Di tecnica isodoma è anche una robusta torre quadrangolare, di m 2,50 x 6,50, impostata a metà del lato Ovest della cinta e conservata per un'altezza di circa 3 m.
Entro il perimetro delle mura sono stati effettuati saggi all'interno dell'abitato. In particolare, nel settore S-O del pianoro sono state trovate tracce di un edificio sacro purtroppo già compromesse da numerosi precedenti scavi clandestini; di esso restano solo alcuni blocchi di fondazione e frammenti di tegole con decorazione a riquadri dipinti bianchi e neri. Notevole è una struttura rinvenuta all'interno dell'abitato, secondo alcuni riferibile ad un palmento interamente scavato nella roccia, formato da tre vasche disposte su tre livelli. Scarsi sono anche gli elementi per la lettura della tipologia planimetrica dell'abitato. I complessi abitativi si rivelano, comunque, piuttosto semplici essendo costituiti da vani quadrangolari accostati, con piani di calpestio in terra battuta. Sui versanti nord e sud del monte sono state riconosciute delle necropoli con tombe a semplice fossa o a camera scavata nella roccia.
L'insediamento di Monte Balchino-contrada Altobrando viene ritenuto un avamposto fortificato delle popolazioni calcidesi fondato nel corso del VII sec. a. C. durante la loro penetrazione nell'entroterra in prossimità del confine con la chora gelese; fu abbandonato, per cause ancora da definire, verso la metà del V sec. a. C. Da definire rimane anche la natura del più tardo insediamento (il cosiddetto "Castello") localizzato da D. Seminerio ca. 800 m a sud-est delle mura orientali, sorto probabilmente verso la metà del IV sec. a. C. Molti materiali provenienti da Altobrando sono attualmente custoditi presso il Museo Archeologico Regionale "P. Orsi" di Siracusa.
(Concetto Parlascino, ago 2011) |