Il Priorato di S. Gregorio a Piazza (Concetto Parlascino) PDF Stampa E-mail

La piccola chiesa dedicata a S. Gregorio Magno fu edificata fra le contrade Bellia e Muliano, vicino ad una torre di guardia d’epoca normanna. Ad essa fu annesso un piccolo cenobio dell’Ordine Benedettino e intorno al 1140, per l’affluire di un discreto numero di monaci, fu innalzato a priorato. Gli Aleramici di Sicilia lo dotarono di tutte le adiacenze di Muliano, nonché del feudo di Malocristiano superiore e inferiore. Con diploma 18 maggio 1346, XIV ind., Fra’ Oliverio de Cultellis, il vicario del vescovo Gerardo Ottonis, aggregò il piccolo cenobio all’abbazia benedettina di S. Agata di Catania, che era annessa alla cattedrale, ed autorizzò il monaco piazzese Bartolomeo Farinato ad apportarvi dei restauri. Il monaco impiegò diversi anni per rendere agibile il complesso chiesa-cenobio di S. Gregorio di Muliano e nel 1353, a lavori ultimati, fu riconosciuto fondatore e fu altresì nominato priore. Non sappiamo con sicurezza se l’aggregazione all’abbazia catanese fu una decisione del vescovo-abate di Catania o fosse una conferma di un antico privilegio del tempo normanno. Quel che è certo, da quel momento fino alla fine del IX sec., la chiesa episcopale catanese godette le rendite degli estesi latifondi del priorato di S. Gregorio, pagando alla R. Curia le tande dovute per il servizio militare.

Il Pirri ci ha lasciato un breve elenco dei priori che si susseguirono dopo Bartolomeo Farinato:

  • Fr. Stefano de Garrisio era priore nel 1361;
  • Fr. Guglielmo, fu nominato dal vescovo Simone de Puits il 20 feb. 1389, XIV ind.;
  • Fr. Nicola de Muscaro, nominato dal vescovo Giovanni de Poissons il 1° lug. 1442, X ind.;
  • Fr. Andrea de Paternò, nominato nell’anno 1448 dal vicario Onorio de Flore, essendo vescovo Giovanni de Primo;
  • Fr. Andrea de Paternò confermato dal vescovo Guglielmo Bellomo con diploma del 29 giu. 1458, VII ind.;
  • Fr. Antonio de Paternò, nominato nel 1463 dall’arcidiacono Guglielmo. Governò il priorato per poco tempo perché ne fu privato dall’abate Battista dell’abbazia benedettina di S. Nicola l’Arena di Catania, il quale aveva la pretesa di considerare S. Gregorio di Piazza grancia della sua abbazia. Il vescovo Bellomo ricorse al Papa il quale, nell’anno 1467, riconobbe i diritti della Cattedrale di Catania sul nostro priorato;
  • Fr. Benedetto de Asmari fu nominato priore nel 1486 dal vescovo Bernardo Margarit;
  • Fr. Giacomo Orioles fu nominato priore l’8 giu. 1494, XII ind., da Fra Geronimo La Rosa, vicario del vescovo Francesco Garcias;
  • Fr. Geronimo Sigismundo in data 15 apr. 1502 fu nominato priore dall’arcidiacono Giacomo Concilles. Il Sigismundo occupava all’epoca anche la carica di priore dell’abbazia di S. Agata. Con lui il priorato divenne in pratica un beneficio riservato ai canonici-monaci della Cattedrale di Catania. Dopo il Sigismundo i priori furono tutti dei beneficiari, i monaci del cenobio diminuirono sempre più di numero, la chiesa cominciò ad essere officiata soltanto nelle festività da sacerdoti piazzesi, su incarico dei beneficiari.

Di questi ultimi ci restano i nomi di Guglielmo Ansalone e di Giacomo Lo Marchisano. Intorno al 1600 cenobio e chiesa erano già un cumulo di rovine e il Capitolo dei Canonici della Cattedrale di Catania non ristrutturò più gli edifici, continuò soltanto a riscuotere le consistenti rendite.

LO STUDIO DEL NOSTRO GRUPPO
Dopo un’attenta osservazione del luogo, il gruppo “Studio del Territorio” coordinato dal prof. Vincenzo La Vaccara è riuscito ad individuare i resti della chiesa di S. Gregorio Magno di C/da Muliano. Dalle osservazioni effettuate la chiesa era costruita da un ambiente unico con abside, ingresso principale frontale all’abside e un probabile ingresso laterale che, molto verosimilmente, la collegava ad altri ambienti. L’edificio misura 9,20 x 4,50 m. e i muri sono spessi 75 cm mentre quello dell’abside è spesso 80 cm. Le strutture murarie emergenti sembrano essere il risultato dell’ultima fase di ristrutturazione avvenuta nel XIV secolo e si presentano a doppia cortina di conci arenacei di varia natura (calcareniti organogene, calcareniti, quarzareniti) rinzeppati con frammenti di tegole a vacuoli e di colore rossastro, con riempimento di pietrame minuto, tenuto assieme con poca malta cementizia. I conci sono grossolanamente sbozzati, solo nei cantonali e nell’abside si presentano a blocchetti appena squadrati, mentre le rinzeppature di tegolame sono poco rigorose nell’allineamento. Traccia della pavimentazione è stata rinvenuta in prossimità dell’abside e consistente in mattoni in cotto di 25 cm per lato e dello spessore di circa tre cm.

(Concetto Parlascino)

 

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