Monte Manganello e Cozzo Comune PDF Stampa E-mail
Bisogna considerare che la cultura di Castelluccio rappresenta una facies di civiltà, artisticamente assai rigida, unitaria e conservativa ed è la ceramica, tra i vari elementi culturali, quella che meglio si presta per distinguere i vari aspetti della cultura neolitica. In generale la civiltà di Castelluccio si presenta con una ceramica meno grossolana della precedente età e a volte fine ed elegante. Essa è dipinta con tratti lineari bruni o neri su fondo giallino o rossastro. I motivi decorativi sono molto ripetitivi e scarsamente variati : spesso sono a bande incrociate o a scacchiere. Anche le forme dei manufatti sono poche: in genere si ritrovano grandi anfore biansate, grandi bacili dall’alto piede conico, pissidi dal piccolo piede conico, bicchieri mono o biansati a clepsidra, doppi vasetti a saliera, fuseruole, pesi da telaio, corni votivi, etc. Rari sono i metalli, a parte qualche laminetta di rame utilizzata forse come rasoio. Gli oggetti litici continuano a essere usati e si trovano con facilità asce di basalto o di pietra verde, macine, macinelle e trituratori. Tra gli oggetti ornamentali si trovano idoletti di osso con caratteristici globuli a rilievo finemente lavorati. Attraverso gli elementi detti, pare che la civiltà di Castelluccio possa considerarsi parallela con l’elladico medio della Grecia continentale o meglio con la cosiddetta ceramica “cappadocia” dell’Anatolia centrale. Quest’ultima sembrerebbe la comune progenitrice della greca e della siciliana.
I frammenti litici e fittili ritrovati nella zona di Monte Manganello, provenendo da ricognizioni di superficie ed essendo stati osservati anche a diversa distanza tra essi, mancano di qualsiasi contesto stratigrafico e, nonostante la ben caratterizzata tipologia, possono presentare notevoli difficoltà di datazione. Ad esempio tra i frammenti litici la piccola ascia intera si trovava sulla cima del monte Manganello, mentre altri frammenti litici spezzati sono stati rinvenuti sulla pendice orientale di Cozzo Comune e nella sella tra le due alture.
L’impasto della ceramica è giallo-ocraceo, spesso poco cotto nella parte più interna che si presenta, talvolta, verde-nerastra. L’argilla si presenta fine o, talvolta, grossolana con inclusioni sabbiose. I frammenti sono di spessore variabile da ½ cm.(due casi) fino a quasi 2 cm. Spesso è acroma, talvolta dipinta. Si ha l’impressione, dai manufatti, che il sito non abbia vissuto una grande evoluzione, anzi si è osservata una certa omogeneità di reperti e tale da far pensare ad un insediamento databile fra la tarda Età del Rame (2.500-2.200 a.C.) e la prima Età del Bronzo (facies di Castelluccio, 2.200-1.400 a.C.).

Si può attualmente parlare di villaggio, dato che la zona presenta solo qualche riparo roccioso o qualche anfratto, che non giustificano una così estesa antropizzazione, oltre al fatto che le popolazioni, dall’Età neolitica in poi, non sempre amavano abitare in grotte.
Un indizio importante (al fine di definire l’insediamento come villaggio di capanne) è venuto alla fine di maggio 1998 per una circostanza particolarmente fortunata: invitati a Piazza Armerina due eminenti studiosi,. Simon Stoddart e. Caroline Malone1, li abbiamo condotti nella zona di Monte Manganello dove essi stessi, in quell’occasione, hanno avuto modo di osservare (nel boschetto terrazzato a nord di Cozzo Comune e adiacente all’anzidetta barriera tagliafuoco della “sella”) parecchi frammenti di pisè con caratteri di lavorazione tipici: sono presenti nel contesto dell’impasto, e visibili ad occhio nudo, molte inclusioni di materiale vegetale come fuscelli di paglia, fili d’erba, foglie e semi. In realtà si tratta di stampi lasciati da tali materiali, poiché l’argilla si presenta bruciata (appare cotta all’esterno e più cruda all’interno), forse a causa di incendio. Esaminati i frammenti al microscopio da mineralogia, viene meglio confermata la presenza, nel contesto dell’argilla, di tali inclusioni che servivano a rendere più compatto e duraturo l’impasto per intonacare i muretti delle capanne (base di pietra e pareti di canne) o la loro pavimentazione. In osservazioni più accurate (Giugno 1998) si sono potuti individuare almeno tre zone nella sella descritta in cui si reperta, stratificata, la presenza del materiale sopra descritto.


 

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