Monte Manganello e Cozzo Comune PDF Stampa E-mail
Mentre nelle prime escursioni della primavera del 1998 non erano state trovate tracce di necropoli, nella prima metà di Aprile dello stesso anno, sul versante Est di Cozzo Comune, la ricerca ha dato i frutti sperati e sono state individuate alcune tombe a grotticella artificiale (fig.10) a forno (quattro) lungo un costone roccioso in parte crollato. Una tomba, in particolare, si presenta intatta nella sua struttura e (nonostante che sia completamente aperta e dunque violata) meriterebbe un’indagine più approfondita. Altri segni di grotte da sepoltura sono stati trovati nella fiancata occidentale dell’altura del monte Manganello esattamente di fronte al versante orientale di Cozzo Comune.
Anche se siamo lontani da qualsiasi costruzione di teorie interpretative, data l’esiguità dei dati sui manufatti e quasi nessuna sugli ecofatti, tuttavia pare possibile che a un certo momento (molti secoli più tardi, forse nella fase della spinta sicula), la comunità abbia dovuto abbandonare il posto non trovandolo più idoneo alle mutate abitudini ed esigenze di vita e non più sicuro a causa di continue pressioni da parte di altre popolazioni. Infatti, pur essendo la zona impervia ed elevata per ¾ del territorio, non sembra particolarmente difendibile dal lato meridionale da parte di quelle pacifiche popolazioni (se si eccettuano alcuni resti di fortificazione ad aggere individuati da Adamesteanu sulla pendice sud del monte Manganello e non ancora trovati da noi), tuttavia gli antichi abitatori erano certamente in grado di scorgere gli eventuali pericoli con largo anticipo, potendo disporre vedette sulla montagna dalla cui cima ancora si godono estesi panorami sia sulla valle del torrente Olivo a N-E, sia su quelle del Braemi a S-E e del Giozzo a Est.
Non sembra attualmente esserci traccia di ellenizzazione in tutte le zone fin qui esplorate, ad eccezione della cima del monte Manganello dove è stato osservato qualche frammento di ceramica di attica e uno di tipo Licodia Eubea (bisogna far osservare a questo proposito che le difficoltà di ricerca sulla cima del monte sono dovute alla forte erosione meteorica e alla creazione, negli anni scorsi, di una estesa barriera tagliafuoco che, di fatto, ha grattato uno strato di suolo di almeno un metro).
È possibile che gli antichi abitatori abbiano rinunciato alla tipologia di urbanizzazione a villaggi di capanne per cercare un altra soluzione abitativa e sociale. Una delle soluzioni potrebbe essere stata quella di inerpicarsi sulla cima del monte più alto che avrebbe costituito molto più tardi uno dei tanti centri fortificati dai Greci dell’interno della Sicilia, distrutti da Ducezio nella seconda metà del V sec. a.C. durante la celebre rivolta delle città sicule contro i Greci, oppure, più a valle, verso un luogo nuovo, seppure sempre da essi osservato: il massiccio tufaceo a nord, nella vallata del torrente Olivo corrispondente a Montagna di Marzo, dove esistette un grande centro indigeno fortificato e più tardi ellenizzato (una polis ancora anonima - forse Erbessos - che presenta chiari segni di vita fino ad epoca bizantina). Sarà possibile trovare un anello di congiunzione tra la comunità di Monte Manganello e quella di Montagna di Marzo?

(Resoconto per il bollettino della Società di Storia Patria della Sicilia Centro-meridionale, dic. 1998)

Dopo la scoperta e la segnalazione da parte di questo Gruppo Archeologico, nel 2000, venne effettuata una campagna regolare di scavo dalla Soprintendenza di Enna che confermò la presenza di insediamenti capannicoli e nel contempo venne recuperata una serie molto interessante di manufatti integri sia fittili che litici nei pressi dei focolari. Si è parlato del più antico santuario di culto fallico scoperto in Sicilia.


 

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