| Monte Navone |
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Pagina 1 di 2 La montagna, che ha la forma di piramide tronca e si erge solitaria a 754 metri d’altezza, dista cinque chilometri a sud-ovest del centro abitato di Piazza Armerina nel cui territorio è situata. è ben in vista, per la breve distanza, sia da Barrafranca che da Mazzarino. Domina a nord la vallata del fiume Brami (affluente del Salso) e la strada per Barrafranca, a sud quella del fiume Gela e la strada per Mazzarino. I terreni affioranti di questa altura, fanno parte della catena dei Monti Erei meridionali che sono di origine sedimentaria e sono costituiti da depositi sabbiosi, con stratificazioni arenacee, conchiglifere e limose ascrivibili al Pleistocene (Geronimo 1966). Sulla scorta di vecchie memorie, alcune scritte altre tramandate verbalmente, si sono sviluppati intorno a questa montagna una serie di interessi culturali che si perdono nell’antichità più remota e nella leggenda. Il borgo medievale Si ha conoscenza (Fra’ Dionigi 1776) che il feudo di Monte Navone faceva parte integrante del territorio di Pietraperzia per essere stato attribuito da Federico II alla persona di Abbo Barrì il Giovane. Successivamente, durante la “Guerra dei Vespri” Giovanni Barresio, signore di Pietraperzia e Monte Navone, si schierò dalla parte di Giacomo d’Aragona ed accolse le truppe aragonesi sbarcate ad Augusta. Per questa fellonia contro Federico III d’Aragona Re di Sicilia, l’anno 1299 fu dal sovrano spogliato dei beni e, persistendo temerariamente nella ribellione, il borgo fu distrutto ad opera del Maestro Giustiziere di re Federico e concesso alla università di Piazza. Di questa vicenda ne parla anche Antonio il Verso (citato da Chiarandà) il quale riferisce (in una Storia di Piazza andata perduta) che Naone, così nominato dai Greci, cioè Tempio, nella cui sommità si vedono le rovine, si dice che fosse stata edificata città dai Greci di Naone di Beotia e che fosse stata distrutta da re Federico per essere stato Giovanni Barresio ribelle. Il Chiarandà cita pure le opinioni di F. Cluverio e di T. Fazello che congetturano trattarsi della città di Nonima. In ogni caso la vita su Monte Navone cessò definitivamente nel 1299. Rimasero in piedi, non pietra su pietra, ma soltanto le leggende che ancora circolano sia a Barrafranca e Pietraperzia e sia a Piazza Armerina come quella del tesoro dei Sette regnanti (Piazza 1929, Arena 1999). |




La montagna, che ha la forma di piramide tronca e si erge solitaria a 754 metri d’altezza, dista cinque chilometri a sud-ovest del centro abitato di Piazza Armerina nel cui territorio è situata. è ben in vista, per la breve distanza, sia da Barrafranca che da Mazzarino. Domina a nord la vallata del fiume Brami (affluente del Salso) e la strada per Barrafranca, a sud quella del fiume Gela e la strada per Mazzarino. I terreni affioranti di questa altura, fanno parte della catena dei Monti Erei meridionali che sono di origine sedimentaria e sono costituiti da depositi sabbiosi, con stratificazioni arenacee, conchiglifere e limose ascrivibili al Pleistocene (Geronimo 1966). Sulla scorta di vecchie memorie, alcune scritte altre tramandate verbalmente, si sono sviluppati intorno a questa montagna una serie di interessi culturali che si perdono nell’antichità più remota e nella leggenda.
Si ha conoscenza (Fra’ Dionigi 1776) che il feudo di Monte Navone faceva parte integrante del territorio di Pietraperzia per essere stato attribuito da Federico II alla persona di Abbo Barrì il Giovane. Successivamente, durante la “Guerra dei Vespri” Giovanni Barresio, signore di Pietraperzia e Monte Navone, si schierò dalla parte di Giacomo d’Aragona ed accolse le truppe aragonesi sbarcate ad Augusta. Per questa fellonia contro Federico III d’Aragona Re di Sicilia, l’anno 1299 fu dal sovrano spogliato dei beni e, persistendo temerariamente nella ribellione, il borgo fu distrutto ad opera del Maestro Giustiziere di re Federico e concesso alla università di Piazza. 