Monte Navone PDF Stampa E-mail
L’archeologia

Scarse sono le notizie giunte dall’archeologia di Monte Naone. Nel 1930 vi “passeggiò” Paolo Orsi. Egli, presentando un tesoretto di bronzi greci, sicelioti e romani provenienti da Piazza Armerina, scrisse che il Monte Naone è uno degli enigmi archeologici dell’agro piazzese.
Nel 1950 vi fece un sopralluogo Vinicio Gentili il quale trovò alcune fortificazioni ad aggere oltre che frammenti fittili, bronzi e monete riferibili ad un lungo periodo che va dal VI se. a.C. al medioevo. Il Gentili nel 1955 riferì di una esplorazione sul monte che condusse alla scoperta di 4 tombe a camera gia saccheggiate e di una, ancora intatta, che restituì reperti databili dal VI al V sec. a.C. (Gentili 1969).
Nel 1960 l’archeologo rumeno Dinu Adamesteanu fece eseguire una ricognizione aerea mediante la quale poté descrivere due sedi di abitato ben distinte. Egli notò e descrisse che la punta occidentale si presenta quasi completamente distaccata dal grosso dell’abitato che è situato nel lato orientale. In effetti questa parte dell’abitato nel suo lato meridionale presenta una fortificazione ad aggere ben visibile. Nei terrazzamenti al di sotto delle mura si trovano le necropoli che si estendono a ovest e, in parte, a settentrione. Adamesteanu riconobbe sul lato orientale del monte una via principale sull’asse est-ovest e la collinetta occidentale (m. 720) pensò fosse destinata all’acropoli. (Adamesteanu 1962)
Dal 1967 fino al 1970 Fausto Gnesotto, archeologo dell’Università di Trieste, fece saggi negli abitati greci e, successivamente, dal 1971 al 1975 scavò nelle necropoli greche e nell’abitato medievale.
Si è avuta notizia che qualche anno addietro (1993) siano comparse sul mercato illegale alcune monete provenienti da Monte Navone con legenda STIA e STI raffiguranti nel retro un protomo di toro con faccia umana barbuta che vanno ad aggiungersi a quelle cinque recuperate dal compianto studioso Dr. Angelo Ligotti di Barrafranca e conservate dagli eredi (Villari L. 2001). Dato che lo stile delle monete ha come modello quelle di Gela è possibile che il toro raffigurato sia il simbolo del fiume Gela (Cammarata 1994 e Villari L. 2001) che scorre nella vallata di sud-est. Questa notizia e altre considerazioni di analisi e rivisitazione dei testi antichi ha riportato in auge la questione della città di Ibla Minore che lo storico Litterio Villari porrebbe proprio sul Monte Navone non senza argomentazioni di valida suggestione.


 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Insight Realizzazione Siti Web