Philosophiana PDF Stampa E-mail

 

L’archeologia

La contrada Sofiana si erge sul bordo meridionale del fiume Gela che, dopo aver lambito la Villa Romana Imperiale, vira verso ovest, tra le montagne di Navone ed Alzacuda, per andare poi a sfociare nel Mediterraneo. Il lato settentrionale è definito da Monti Navone e Manganello; sul lato orientale la contrada è chiusa dalle colline di Budonetto e del Finocchio, mentre a meridione sull’orizzonte si profilano la vetta di Monte Formaggio, vero e proprio riferimento per tutta la Sicilia centro-meridionale, e l’allungata collina della Salveria, la quale sulla punta occidentale va quasi ad unirsi con Monte Alzacuda.
La zona è ricca di fonti d’acqua, per cui la terra è particolarmente fertile.
I contadini del luogo identificarono la zona archeologica con il nome di “Petrusa” (piena di pietre) in relazione alla presenza dei molti frammenti di terracotta, tratti di muri, etc.
Il nome di Philosophiana, invece, è stato ricavato, oltre che da fonti letterarie, dall’iscrizione PHIL SOF, trovata in alcuni bolli laterizi di epoca romana e viene collegato a quello del probabile proprietario della villa romana imperiale, il console Ceonio Rufio Albino, detto il filosofo.
I rinvenimenti hanno consentito di formulare l’ipotesi di una lunghissima frequentazione del sito, dalla preistoria fino all’età federiciana. Infatti, negli strati più profondi della zona termale sono stati rinvenuti frammenti di ceramica castellucciana che identifica la cultura più importante del bronzo antico siciliano(2.300 - 1.450 a.C.). Resti di ceramica ne confermano la frequentazione in periodo greco arcaico, mentre a quello della prima età imperiale si riferiscono la coroplastica e le strutture architettoniche.
Il territorio archeologico di Sofiana comprende la statio, che sorge proprio al centro dell’intero complesso; la basilica, situata a sud-ovest all’esterno del perimetro della città e quattro necropoli,dislocate proprio nei quattro punti cardinali.

Ad est, su un rilievo collinare, si poggia la più vasta e meglio indagata necropoli. Sorge sul punto più alto della contrada, dalla quale si domina tutta la vallata del Gela, con uno sguardo che si spinge fino ai contrafforti di Monte Navone e di Piazza Armerina.
Le tombe, del tipo a fossa terragna, sono in genere rivestite da lastrine litiche e ricoperte da lastroni della stessa pietra. La loro presenza comincia a datarsi dal periodo imperiale, contemporaneo a quello della città, fino alla tarda antichità. Sono orientate in direzione est-ovest e contengono deposizioni plurime sia della tradizione pagana che di quella cristiana. Sul versante più orientale si differenzia su tutte una tomba monumentale, di epoca bizantina, suddivisa in due corpi da un muretto mediano, da riferire quasi certamente a personaggi in vista del luogo. In essa sono stati trovati complessivamente i resti di sette corpi con un ricco corredo funerario (oggetti di ornamento personale, vasi in ceramica, una coppia di orecchini in oro etc.). Al centro della necropoli è risparmiato uno spazio, probabilmente dedicato alle cerimonie funebri.



 

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