| Philosophiana |
|
|
|
|
Pagina 3 di 4 Una passeggiata di circa 500 metri porta alla necropoli sud, dove sorge l’impianto della basilica paleocristiana. Le tombe, disposte a raggiera attorno all’abside della chiesa, hanno le stesse caratteristiche di quelle della necropoli est. Molte all’interno presentano una pedarola sporgente per agevolare la deposizione dei corpi. Tutte hanno restituito corredi funerari, in genere abbastanza poveri. All’interno della necropoli sorge la grande basilica. Nata nel IV secolo come cella sepolcrale absidata del tipo del marthyrion, nel VI registrò l’aggiunta di una grande navata rettangolare. A ridosso, sul versante sud-ovest, venne ricavata una cripta suddivisa in due ambienti. Le due navate laterali, realizzate verso la fine del VII secolo, inclusero la cripta ed altre tombe preesistenti. Al VIII secolo viene datato il piccolo nartece, aggiunto all’esterno della navata centrale. Questi i principali resti archeologici individuati, che vanno inseriti in un complesso di ben più vaste dimensioni, individuato soprattutto attraverso i rilevamenti aereofotogrammetrici condotti dal compianto Dinu Adamesteanu intorno agli anni ’60. Quale storia hanno potuto ricostruire gli scavatori in relazione ai dati archeologici ed a qualche raro supporto delle fonti letterarie? Nel primo periodo imperiale, per favorire meglio la produzione del grano e la riscossione delle tasse, fu autorizzata da Augusto la fondazione di una città, alla quale probabilmente venne dato il nome di Gela, in ricordo della vecchia città distrutta nel 282 a.C. da Finzia, tiranno di Agrigento, e ricostruita solo in epoca federiciana. Il dato viene ricavato dalla Historia Naturalis di Plinio il Vecchio che, facendo riferimento agli abitanti del territorio in esame, parlava di Gelani stipendiari, cioè di abitanti di Gela (ormai non più esistente da oltre due secoli) che pagavano a Roma lo stipendium. La nuova città si venne a trovare a metà strada tra Catania ed Agrigento in un’area molto fertile e divenne uno dei centri più importanti di raccolta e smistamento dei prodotti agricoli verso i porti del mare, dove venivano imbarcati per essere trasportati a Roma. Di questa città sono conservate evidenze nella grande abitazione signorile e in un probabile frigidarium di un primo impianto termale. La città raggiunse il massimo splendore nei primi due secoli dell’Impero. In questo periodo nella zona della Villa Romana del Casale sorgeva solo una piccola villa rustica, collegata e dipendente dalla città, forse di proprietà di un patrizio di Roma del ramo dei Postumii. In seguito al cambiamento del ruolo della Sicilia nella vita economica di Roma - le fonti di approvvigionamento si spostarono in Egitto -, la città, insieme a tante altre della Sicilia, si andò progressivamente spopolando e perse la sua importanza ed il suo ruolo. Verso la fine del III secolo (270 - 280 d.C.) la città e la piccola villa nella zona del casale vennero distrutte, forse da un terremoto, e non più ricostruite. Una parte venne sistemata in epoca successiva ed utilizzata forse come deposito di derrate alimentari. Nel IV secolo, quando Costantino imperatore chiuse le fonti di approvvigionamento di grano dell’Egitto dirottandole verso Costantinopoli, nuova sede imperiale, la Sicilia recuperò il suo ruolo di importante fornitore di grano di Roma. Vennero costituiti dalle principali famiglie dell’aristocrazia romana dei grandi latifondi ed, all’interno di essi, fastose ville, non più solo per riposo, e mansiones. In questa fase venne costituito il praedium, che prese il nome di Philosophiana, sostituendosi a quello originario di Gela. Intorno al 325 iniziò la costruzione della Villa Romana del Casale e la ricostruzione delle terme di Sofiana. Si ribaltò il ruolo: la villa divenne la sede del dominus ed epicentro delle sue attività e la città si ridusse ad una piccola mansio. Essa compare nel tracciato, descritto dall’Itinerarium Antonini, che porta da Messina a Lilibeo. La strada, dopo aver lasciato Catania, si dirige verso Agrigento, toccando le stazioni di Capitonianibus, Gela sive Philosophianis (o Gelasium Philosophianis) e Petilianis. Il passo consente di ipotizzare che la mansio avesse prima il nome di Gela ed in seguito quello di Filosofiana. |




