| Rossomanno |
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Imponenti sono i ruderi esistenti, ricordati anche da Tommaso Fazello (1560) e i materiali archeologici che hanno motivato le recenti campagne di scavo, da cui sono scaturiti interessanti dati per un inquadramento preliminare della topografia dell'anonimo centro indigeno ellenizzato. Giungendo a Rossomanno dal suddetto bivio di Furma, si incontra dapprima la necropoli di Rocca Crovacchio, che ha consentito la messa in luce di deposizioni funerarie risalenti al VII-IV secolo a.C. e assai interessanti per i riti (“campi di crani” o deposizioni ad enchitrìsmos o ad incinerazione). Le tracce cospicue dell'abitato di età arcaica si trovano soprattutto sulla collina contigua, detta “Serra Casazze”, ma sparse sulle cinque colline sono tracce di abitazioni di età ellenistica e medioevale. ![]() La collina che da ovest ad est segue a Serra Casazza, è interessata da un imponente sistema di fortificazione, parzialmente delineato nella complessa articolazione di avancorpi e postierle che orlano anche l'antistante Cozzo Primavera. Nella acuminata sommità del Castellazzo, è una costruzione di età medioevale, probabilmente un torrione d'avvistamento, denominato “degli Uberti” dai signori del luogo. Un convento di monaci benedettini, nella estrema propaggine meridionale di Rossomanno, è ormai pressoché diruto come la basilichetta medievale di Serra Casazze. |





