Villa Romana del Casale PDF Stampa E-mail
Una consistente testimonianza della fase della “villa rustica” è stata scoperta nell’area del cortile d’ingresso a quota m. 1,30 al di sotto dell’ultimo livello di calpestio romano. Vi era un grande ambiente rettangolare con muri di pietra cementata con fango di 50 cm. di spessore, con orientamento parallelo all’impianto termale tardo-romano. In questo strato furono rinvenute ceramiche sigillate chiare, tre monete di Gallieno e una di Quintilio per cui la fine della “villa rustica” è da porsi nella seconda metà del III sec. d.C.
La prima monumentalizzazione delle strutture si coglie con la costruzione delle terme, poi con la sistemazione del terreno e dei livelli occupati successivamente dai diversi corpi della villa, infine con lo spianamento delle macerie della “villa rustica” e la sistemazione dell’area del triclinio.
La villa tardo-romana, messa ormai in luce totalmente (a parte le pertinenze e adiacenze della pars colonica che vanno ricercate a oriente e ad occidente del cortile d’ingresso principale) ha una sua definita planimetria consistendo in quattro raggruppamenti di sale con gallerie, peristilii, corti ed ambienti termali: si tratta di un notevole complesso di edifici in cui compare un gradevole movimento di sinuosità, dislivelli, esedre, scalinate ed asimmetrie (Gentili 1971) che obbedivano più che ad un criterio di organicità piuttosto a quello della specifica funzione. Il livello più basso è costituito dal complesso termale e dalla grande latrina ad esedra; il secondo livello comprende il peristilio e le aree di soggiorno; il terzo livello comprende la sala triabsidata e l’antistante xystus; poi vi è un quarto gruppo di edifici che è formato dagli appartamenti privati e dall’aula basilicale che si apre su un lungo ambulacro.
La villa, con i suoi oltre 3.500 mq. di pavimenti musivi, ci offre il più straordinario e complesso testo conosciuto di decorazione a mosaico che, per complessità dell’apparato iconografico non trova confronti neppure nel grande raggruppamento dei mosaici delle ville romane tunisine del museo del Bardo. E di area africana erano le maestranze che, tra il III e il IV sec. d.C., fornivano all’impero le più fiorenti scuole di decorazione musiva. Così, sulla base di dati stratigrafici, confermati da dati storici e fonti letterarie, la datazione della villa è stata fissata entro il 340 d.C.

Si accede al complesso attraverso un ingresso monumentale (sud) costituito da una porta a tre fornici che certamente doveva essere intonacato, affrescato (ci rimane qualche resto) e ornato da statue. Si accede ad un cortile porticato e colonnato che immette nel portico quadrangolare a nord-ovest oppure ad ovest verso il quartiere termale. Dal cortile si può accedere, attraverso due spogliatoi, alla palestra la cui decorazione musiva richiama una scena di gara con quadrighe ambientata nel Circo Massimo di Roma. Da qui si accede al frigidarium di forma ottagonale con sette nicchie a esedra di cui, quella a sud è una vasca da bagno triabsidata e quella a nord è una piscina absidata. Le nicchie sono decorate con scene di vestizione ed abluzione, il frigidarium con scene marine, le due vasche con pareti e pavimenti rivestiti di marmi. Dal frigidarium si passa al tepidarium e quindi al bi-absidato calidarium che manifesta il sistema di riscaldamento con suspensurae e praefurnia. Se si torna indietro al portico d’ingresso, si può accedere, attraverso un ambiente rettangolare che reca un frammento di mosaico con scena di benvenuto, al grande peristilio centrale che rappresenta l’anello di congiunzione di tutti i corpi della villa. Esso è costituito da un vasto spazio quadrangolare, delimitato da colonne di granito a capitello corinzio, che chiude un vasto giardino con grande fontana monumentale. Il lato destro del peristilio costituisce il percorso cerimoniale (ambienti ufficiali, grande ambulacro e aula basilicale) mentre quello sinistro costituisce il percorso privato (Montalbano 2002). Sul lato nord, con orientamento est-ovest si aprono, disposti su due file, gli appartamenti privati con decorazioni sia geometriche che di scene teatrali, erotiche o di pesca o di caccia. Uno in particolare va segnalato, quello della cosiddetta “piccola caccia” che descrive una scena di caccia disposta su diversi registri: in alto una scena di caccia alla volpe; in quello di mezzo il sacrificio alla dea della caccia e altre scene di caccia al cinghiale e alla lepre; in quello inferiore scene di caccia la cervo e al cinghiale. Una piacevole scena al centro della sala è quella del riposo dei venatores che, seduti in una radura su una tovaglia a righe all’ombra di un drappo (il parapetasma), dopo aver legato agli alberi i cavalli, attendono di consumare un volatile che arrostisce sulla brace. L’aspetto descrittivo della scampagnata, ora con l’uso di verghe, o con lance e pietre, o col vischio e il falcone, o con i cani e i cavalli, ora con le reti, si dipana come in una lunga striscia fumettistica.



 

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