• Gruppo Archeologico L. Villari - Piazza Armerina
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L'escursione a Caltabellotta PDF Stampa E-mail

Domenica 5 Ottobre il Gruppo Archeologico di Piazza Armerina ha raggiunto Caltabellotta nell’ambito del Programma 2008. Diamo di seguito alcune notizie di base su uno dei luoghi di bellezza struggente e suggestiva e forte che sorge a 12 chilometri all'interno della costa di Porto Empedocle.

Caltabellotta (Cataviddotta) è un comune a 949 mt. s.l.m. di oltre 4.000 abitanti della provincia di Agrigento distante da essa 63 km. Costituisce una sorta di terrazza tra il mare (a 3-4 chilometri) e le montagne con pizzi e spuntoni rocciosi assolutamente irripetibili.

La cittadina è famosa soprattutto per la nota vicenda che avvenne nel 1302 quando, sul Pizzo di Caltabellotta, fu firmata la famosa Pace tra Carlo di Valois, per conto di Carlo II d’Angiò e Federico III d’Aragona e che portò alla conclusione di un periodo sanguinoso della storia siciliana meglio conosciuta come “Vespri siciliani”. A questo proposito va ricordato come in quel famoso lunedì di Pasqua del 1282 davanti alla Chiesa dello Spirito Santo di Palermo si accese la scintilla dell’insurrezione popolare contro i Francesi poiché un soldato mancò di rispetto ad una giovane nobildonna tentando di perquisirla con la scusa di cercare armi nascoste. Il consorte reagì e s'innescò la rivolta a lungo covata. Durante la serata e la notte i palermitani dettero vita ad una memorabile caccia all’uomo, quasi un massacro. È appena il caso di ricordare ciò che è noto a tutti e cioè che i Siciliani, per individuare i Francesi, mostravano dei ceci e obbligavano i malcapitati a pronunziarne il nome. Ovviamente i Francesi, invece di ciciru dicevano siserò e dunque venivano passati per le armi. La rivolta si estese a macchia d’olio in tutta la Sicilia e va ricordato che vi fu l’eccezione di Sperlinga che restò l’unico caposaldo angioino. All’ingresso del castello di Sperlinga ancora oggi è possibile leggere la lapide che descrive in latino la fedeltà ai francesi :”Quod Siculis placuit, sola Sperlinga negavit”.
La pace di Caltabellotta limitava il regno di Carlo II d’Angiò al meridione dell’Italia peninsulare e al titolo di Re di Sicilia, ma stabiliva che Federico III d’Aragona regnasse in Sicilia come di Re di Trinacria. Il matrimonio tra Federico ed Eleonora d’Angiò creava successivamente i presupposti per ricongiungere la corte aragonese con diversi ribelli.

Caltabellotta sorge sul Kratas, lembo meridionale dei Monti Sicani in una posizione forte e caratterizzata da tre picchi: Monte Pellegrino, Monte Castello e rupe Gogàla. L’origine preistorica è testimoniata da due grotte sulla cima del monte Pellegrino e da quattro necropoli (dei Cappuccini, di S. Marco, delle Nicchie e di S. Paolo) del periodo del "bronzo antico" che circondano la cittadina. Sul monte Gulèa in età protostorica e nel vicino terrazzo di S. Benedetto, ebbe a formarsi il primo nucleo abitativo che diede vita in seguito alla città di Inycon la cui sede sull’acropoli del monte venne trasferita sulla rupe di Camico, oggi Gogala, eponimo del re Cocalo e sulle cui rovine sorse la città greca di Trocala. Durante il periodo romano ebbe grande potenza all’epoca delle guerre servili allorché divenne caposaldo degli schiavi fuggitivi e quando il console Aquilio la distrusse nonostante la sua posizione forte. Venne poi ricostruita fino a quando non subì nuovamente la distruzione da parte degli Arabi che la chiamarono Qual-At-Ballùt, cioè Castello delle Querce la cui assonanza ci riporta all’attuale nome. Con l’avvento dell’epopea normanna a Caltabellotta il Conte Ruggero nel 1090 sconfisse gli Arabi e in memoria vi eresse un tempio a S. Giorgio, oggi inesistente. Una leggenda-tradizione vuole che agl’inizi del Cristianesimo vi si installò come protovescovo San Pellegrino il quale, dopo esservi giunto, dovette sconfiggere un drago che dimorava in una grotta e si nutriva ogni giorno di un pasto umano. San Pellegrino fece precipitare il drago in uno dei burroni e s’insediò nella grotta vivendo da eremita.

 

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