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I mosaici del Tellaro PDF Stampa E-mail

 

Il racconto dei mosaici nella Villa del Tellaro

Il recupero del Tellaro racconta la Sicilia ponte tra Roma e il nord Africa. Mosaici di grande pregio che raffigurano scene di caccia, danze di satiri e il riscatto del corpo martoriato di Ettore.

di Paola Nicita

 

Era l´estate del 1971 quando l´archeologo e allora soprintendente ai Beni culturali Giuseppe Voza venne svegliato nel cuore della notte da una telefonata. «Dottore, ci raggiunga subito in contrada Caddeddi, c´è qualcosa che sicuramente le interesserà molto». Gli agenti della Guardia di finanza, che lo avevano chiamato, attesero lo studioso nei pressi di una masseria settecentesca.

Uno scavo, clandestino e prontamente abbandonato, aveva portato alla luce una parte di pavimento in mosaico, che pur sporco di terra e visibile con luce fioca, svelava immediatamente la mano straordinaria che lo aveva realizzato.

Era la Villa del Tellaro, ricca residenza extraurbana di tarda età imperiale romana, che dopo secoli di oblio riemergeva all´improvviso.

«Da quella notte sono trascorsi quasi quarant´anni racconta Giuseppe Voza e la mia vita è cambiata, perché lo studio e il recupero di questi mosaici ha riempito le mie giornate».

La restituzione della Villa del Tellaro alla pubblica fruizione, avvenuta un paio di settimane fa, permette così di aggiungere nuove tessere a una Sicilia di quattro secoli dopo Cristo, completandone pagine significative, inerenti non solo all´arte e all´altissimo livello estetico raggiunto, ma anche all´economia dell´Isola, ai rapporti tra Sicilia, Roma e il Nord Africa.

Con la sua superficie di circa seimila metri quadrati, la villa del Tellaro che prende il nome dall´omonimo fiume che vi scorre in prossimità, ha ancora molte storie da rivelare; per il momento i tre pavimenti musivi, che sono stati recuperati e ricollocati in situ, sono racconti colti e raffinati, nei quali s´intreccia una mole vastissima di notizie. Nuove luce, innanzitutto, sul ruolo strategico della Sicilia, che ebbe un grande rilancio tra il V e il IV secolo, divenendo a tutti gli effetti l´avamposto di Roma per l´Africa del Nord e in generale per tutto il Mediterraneo. E poi la nuova e forte spinta economica che prese forma relativamente alla produzione ed esportazione della derrate alimentari. A tutto ciò si aggiunse anche la riforma di Diocleziano, che nel 297 dopo Cristo decentrò l´amministrazione statale e conferì un ruolo importante alla carica del «vicariato», cioè al governo di una diocesi amministrativa che incorporava più province; la nobiltà romana fu molto interessata, dunque, ad un controllo più diretto delle proprietà siciliane, e cominciò a frequentare l´Isola molto assiduamente. Per gestire meglio gli interessi, e in prima persona, vennero così costruiti grandi e sontuosi complessi residenziali, che fossero rappresentativi dei personaggi d´alto lignaggio che sarebbero giunti per abitarvi per periodi più o meno lunghi, o come momento di sosta prima di approdare alle coste africane.

Racconta Voza: «Immediatamente dopo il ritrovamento dei mosaici si posero una serie di problemi da risolvere. Tra questi, la collocazione dei mosaici, sotto il pavimento della masseria: pensare a come portarli via, senza danneggiarli ma anche senza demolire la struttura settecentesca, fu davvero molto impegnativo».

Così impegnativo che il soprintendente, nei giorni e nelle notti in cui venne realizzato il distacco delle superfici musive, decise di piantare una tenda in prossimità del sito e di dormire lì per un po´ di notti. L´operazione, delicatissima, avvenne con successo, i grandi manti musivi vennero staccati e arrotolati delicatamente per essere trasportati nel laboratorio di restauro della Soprintendenza di Siracusa. Adesso sono stati ricollocati di fianco alla masseria, sotto una copertura di ferro che, dopo un problema di crolli, ora risolto, fa un po´ troppo a pugni con il paesaggio della campagna di Noto.

La soprintendente di Siracusa, Mariella Muti, spiega: «I lavori di recupero proseguiranno presto, tenendo conto che l´urgenza era aprire il sito; ogni restauro è un nuovo progetto, occorre tener conto di molti fattori. In cantiere nell´immediato ci sono parcheggi e altre opere di sicurezza».

Da una passerella soprelevata si possono ammirare sulla sinistra la grande striscia a tappeto con motivi geometrici e floreali, lunga quindici metri, che accoglieva il visitatore che entrava nella villa, strutturata intorno ad un grande peristilio. Sulla destra, tre pavimenti che in successione narrano scene di caccia, dettagliate immagini di fiere che attaccano uomini con armature, eleganti figure femminili, banchetti, scene mitologiche e danze di satiri e menadi, cavalli che attraversano un fiume con le zampe immerse nell´acqua mossa. Straordinaria la scena centrale con la rappresentazione del riscatto del corpo di Ettore: Ulisse, Achille e Diomede da una parte presumibilmente, dall´altra dovevano trovarsi Priamo e i Troiani che presenziano alla pesatura del corpo di Ettore, di cui sul piatto della bilancia si conservano solo le estremità inferiori.

Un´altra scena raffigurata è quella di un banchetto all´aperto con i commensali disposti intorno ad un grande piatto con portate, sotto una tenda tesa tra rami di alberi raffigurati in maniera sorprendentemente realistica; le scene di caccia gravitano intorno ad una figura femminile centrale, seduta su un trono di rocce circondato da una rigogliosa vegetazione, figura che viene identificata come la personificazione dell´Africa.
«Una committenza certamente colta - dice Voza - la qualità artistica dei mosaici apparve fin da subito eccezionale, ma le tessere erano molto provate, perché tra l´altro si scoprì che la villa era stata devastata da un incendio. Probabilmente fu questa la causa che provocò l´abbandono della villa». Motivazione che del resto trova riscontri storici nel racconto sulla vita di Santa Melania, che a seguito delle persecuzioni, si spostò da Roma alla Sicilia, dove la sua famiglia possedeva ben sessanta ville. Melania si rifugiò in una di queste e da qui raccontò di aver visto un grande incendio devastare questa parte della Sicilia.

Terra e tempo si depositano su queste antiche rovine per secoli, e solo nel Settecento si torna ad edificare; è il caso della masseria che oggi è diventata museo in cui fotografie, testi esplicativi e resti di antiche mura raccontano l´affascinante storia della villa.

Il professore Voza spiega le caratteristiche speciali di queste opere musive: «Gli episodi vengono narrati con scene in movimento. Una naturalezza e una vivacità che definirei rinascimentale, senza contare le intuizioni prospettiche e la raffinatissima resa dei cromatismi. Ipotizzerei una mano doppia, di artisti nordafricani insieme a mosaicisti italiani che hanno dato vita a questo lavoro straordinario». La scelta di ricollocare i pavimenti musivi nel sito di origine è stata fortemente voluta da Voza, che ne spiega la motivazione in ordine ad una maggiore chiarezza: «Per me la lettura migliore dell´opera si ha nel luogo d´origine, perché l´intero contesto determina una maggiore mole di informazioni e rende particolarmente leggibile questi mosaici in relazione al sito, Si configura così una mappa di ville che comprende Piazza Armerina, il Tellaro, la villa di Patti Marina e il recente ritrovamento di Avola. Mappa che potrebbe arricchirsi con nuove scoperte».

 

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