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Monte Bubbonia - Maktorion PDF Stampa E-mail
Il centro indigeno ellenizzato di Bubbonia venne già individuato da Paolo Orsi nel 1905 il quale ne intravide l’influenza geloa attraverso la tipologia delle sepolture e delle opere murarie. Paolo Orsi effettuò pure uno scavo sull’acropoli e lungo le pendici di essa, portando alla luce due edifici denominati anaktora. Il grande archeologo evidenziò un muro di fortificazione lungo la direzione nord-sud che divideva la città in due parti. Nel 1955 l’archeologo rumeno Dinu Adamesteanu riprese gli scavi con l’utilizzo, per l’identificazione delle strutture, della fotografia aerea e in tal modo poté individuare un lungo muro di cinta che circondava la città, la quale appariva con una struttura viaria ortogonale databile al VI sec. a.C.. Il sito, dopo Adamesteanu, venne scavato nel 1972 da Domenico Pancucci che ne pubblicò le risultanze sulla rivista Sicilia Archeologica nel 1973.

 

 

 

Il Monte Bubbonia con i suoi 595 metri s.l.m. è situato nel territorio di Mazzarino, in provincia di Caltanissetta e dista circa 20 chilometri a sud-ovest da Gela e altrettanti verso nord da Piazza Armerina. La sua posizione era considerata strategica per il controllo delle vie di penetrazione, commerciali e di comunicazione con la costa mediterranea, infatti dalla cima del monte è possibile intravedere verso Gela a meridione tutta la zona costiera fino a Camarina, mentre a settentrione lo sguardo spazia fino a Monte Navone e Piazza Armerina, mentre a oriente si trova Caltagirone e ad occidente Butera.

L’identificazione del Monte Bubbonia con la città di Maktorion prende lo spunto addirittura da Erodoto che ne parla (VII, 153) come di una città, a settentrione di Gela, dove emigrò la popolazione geloa tra il VII e il VI sec. a.C.. L’Orlandini ritenne che questa versione sia attendibile, infatti Bubbonia chiude esattamente i campi geloi descritti da Erodoto e conosce la sua ellenizzazione tra la fine del VII e l’inizio del sec. VI. Accanto a questa ipotesi, va riferito che la prima frequentazione testimoniata, risale all’età del bronzo. è verosimile, tuttavia, dai ritrovamenti effettuati, che l’ellenizzazione sia avvenuta su un centro indigeno siculo, come è accaduto a tutti i centri siculi dell’interno. Lo stesso Domenico Pancucci, che vi scavò negli anni ’70 del sec. scorso, trovò nella zona dell’acropoli una fossa contenente ceramica indigena con frammenti stile Licodia Eubea e proto-corinzia, accanto a frammenti di tipologia sicula e sicana. Appare comunque chiaro che il momento di maggior sviluppo della città, sia avvenuto nel VI sec. a.C., mentre poco si sa dei successivi secoli V e IV. Il compianto Dinu Adamesteanu parla di una devastazione avvenuta nel 405 ad opera dei Cartaginesi. Egli, nel suo Rendiconto all’Accademia dei Lincei del 1956 (Le fortificazioni ad aggere nella Sicilia Centro-Meridionale), riferì che “la piccola difesa di M. Bubbonia scoperta dall’Orsi, viene datata ora alla fine del IV sec. avanti Cr.. Arcaica è invece la grande fortificazione che cinge l’intera montagna di Bubbonia, fortificazione che ci ha dato la possibilità di cambiare radicalmente la tesi dell’Orsi su una pólis ateíkistos. A M. Bubbonia ci troviamo di fronte ad una vera pólis greca con fortificazioni e con sacelli decorati con antefisse gorgoniche già verso il 550 av. Cr”. Egli si sofferma poi sul fatto che le Soprintendenze di Agrigento e di Caltanissetta avevano già messo in luce diversi abitati indigeni del retroterra di Gela, ognuno difeso da poderose fortificazioni raggiungendo a volte i sei chilometri di perimetro. Tuttavia pare che la costruzione sull’acropoli, di cui sono visibili i resti, sia da datare alla fine del IV secolo, epoca in cui il centro di Bubbonia si sarebbe trasformato in sede di semplice guarnigione militare.

Tuttavia nell’acropoli D. Pancucci riconobbe le fondazioni di un edificio rettangolare (11 m. x 5) dove avvenne il rinvenimento di una maschera gorgonica che portò a riconoscere nel livello di scavo un sacello arcaico e un’ara votiva costituita da quattro blocchi disposti a croce e con cavità centrale dentro cui furono trovate ceneri e ossa combusti.

Gli scavi di D. Pancucci, dal 1970 in poi, furono indirizzati alle necropoli, poiché le devastazioni degli scavatori di frodo erano giunte a limiti indescrivibili, data la quantità davvero industriale di reperti trafugati. A N-O della città le sepolture erano disseminate sia sulle pendici della montagna e sia lungo la pianura forestata di eucaliptus sottostante. L’Orsi vi aveva rinvenuto 35 sepolture di cui alcune a tholos con corredi databili alla fine del VI sec. a.C.. Dal 1970 in poi vennero effettuate esplorazioni da Pancucci lungo un costone a metà del monte e, nel 1972, fu possibile evidenziare diverse sepolture a camera con dròmoi di accesso. All’interno di alcune tombe Pancucci identificò i resti di oltre dieci cadaveri per sepoltura. I corredi erano costituiti da centinaia di pezzi databili al 540- 520 a.C. con predominanza di ceramica tipo Licodia con anfore, ciottole, coppe, skyphoi, kothones corinzi d’imitazione e d’importazione, lekytos di tipo attico, ecc. Nella campagna di scavo del 1971, come pubblicato da Pancucci, furono rinvenute, ancora più a valle, 23 sepolture (a camera, terragne, a sarcofago, ad enchitrismòs) ricche di materiali votivi e un cratere a figure rosse dov’è rappresentata la lotta tra Apollo ed Eracle per il possesso del tripode delfico.

La campagna ai piedi del monte del 1972 mise in evidenza, anche in presenza dello scrivente, un interessante sarcofago a cassa con copertura a lastroni, già violato e ripulito dagli scavatori di frodo. Tuttavia fu possibile recuperare alcuni frammenti di ceramica attica a vernice nera e altri corinzi, un vago di collana e un bracialetto bronzei, che permisero la datazione della sepoltura alla fine del VI sec. a.C. Inoltre furono in zona recuperate altre 26 sepolture che restituirono vasi attici a figure nere, statuette, ornamenti bronzei e d’argento. La più ricca tomba di Bubbonia, come riferito da Pancucci, fu la n. 18/72 con 34 oggetti restituiti di cui 14 vasi attici a figure nere: skyphoi, kylikes, lekytoi, un alabastron, ecc., mentre la n.8/72 restituì una coppa skyphoide a figure nere, un bellissima kylix a figure rosse con Eracle in corsa all’interno. Dunque, accanto a vasi indigeni di tradizione sicula, predominavano vasi tipicamente greci, per cui è facile supporre la completa ellenizzazione del sito alla fine del sec. VI.. Va riferito pure che Pancucci notò alcune sepolture nella necropoli di N-E di tipo castellucciano che testimoniano la prima occupazione del sito all’Età del Bronzo.

(Sebi Arena)

 

 

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