I graffiti di Montagna di Marzo

Grande interesse hanno sempre suscitato le iscrizioni graffite vascolari ritrovate in diversi siti archeologici dell'Isola specialmente per la loro caratteristica di essere formulate in alfabeto greco, ma in lingua sconosciuta. Alcune lettere, come ad esempio il digamma (che nella sua forma si ritrova in altre iscrizioni sicule), la variante lambda, il tratto del taglio dell'alfa e la particolare forma della tau, porterebbero alla conferma della persistenza dell'elemento indigeno in questa zona del centro Sicilia mescolato a quello greco.


Nel 1966 fu effettuato a Montagna di Marzo uno scavo dalla Soprintendenza di Siracusa i cui maggiori risultati per la ricerca storico-scientifica consistettero nel ritrovamento di iscrizioni, per lo più sul fondo esterno di vasetti, in alfabeto greco, ma in lingua non greca. I ritrovamenti furono fatti in alcune tombe della necropoli est, che notoriamente è stata considerata tra le più ricche, ancorché violata per la gran parte dagli scavatori di frodo. Generalmente si trattava di tombe a camera scavate nel tufo con dromos, gradini verso l'interno e tetto a doppio spiovente. L'interno di tali tombe presentava una kline sul fondo o due ai lati (talvolta tre) e poteva contenere uno o due sarcofagi. Ogni sepoltura poteva contenere fino a 60 - 70 vasi. La datazione di queste tombe va dalla metà del VI sec. alla metà del V a.C..

Una tomba, la n. 31, in particolare, fornì circa 130 oggetti, tra cui 10 vasi di bronzo. Due sarcofagi erano posti al lato sinistro rispetto all'entrata.
Luigi Mussinano, l'archeologo triestino che effettuò il fortunato scavo, riferiva (Kokalos XVI, 1970): “...nell’interno dei due sarcofagi c’erano gli scheletri di due guerrieri, con a fianco la spada e lo strigile, e un anello al dito. Sulla kline di fondo, sovraccarica di vasi, c’era un grande piatto àcromo con dentro i resti di uova sode, ancora ben riconoscibili; un altro vaso conteneva resti di pesce, ed una terza i resti di un giovane pollo. C’era anche un grande scudo, appoggiato probabilmente alla parete destra, che a causa del crollo … era caduto sul pavimento e che purtroppo non abbiamo potuto recuperare intatto. La tomba conteneva in prevalenza vasi di tipo attico. Vi era però una pisside di tipo tardo-corinzio che non si accorda col resto del materiale; due skyphoi del tipo detto ionico a bande, anch’essi presenti, sono di datazione piuttosto larga, come i soliti tipi di oinochoe ed idrie di fabbrica locale, anch’essi difficilmente databili entro limiti ristretti.
Nell’interno della tomba le deposizioni, come già detto, erano due, e tra esse può correre il periodo di una generazione. Tuttavia la maggior parte del materiale può benissimo abbracciare tutto il periodo compreso tra i due seppellimenti.
Sul pavimento e sulla kline di fondo della tomba erano deposti 12 vasi di cui 10 di tipo attico a vernice nera con iscrizioni graffite sul fondo o sulla parete esterna”.

Secondo L. Guzzardi si tratterebbe di iscrizioni redatte in alfabeti mutuati da quelli greci, ma non di un unico alfabeto siculo, bensì di diverse varianti grafiche riproponenti la pluralità scrittoria dell'epigrafia greca fino a tutto il V secolo. Una variante tipica è quella della cosiddetta "alpha sicula" con asta intermedia verticale anziché orizzontale. Potrebbe trattarsi di un segno di distinzione e di identità della componente etnica sicula rispetto a quella dominante greca. La più lunga iscrizione è quella trovata a Centuripe in un guttus la cui lettura è bustrofedica e disposta su due righe e il cui significato è legato all'idea di un'offerta del vaso stesso come dono. Un'altra iscrizione non breve è quella presente su un'idria di fattura locale proveniente da Montagna di Marzo come la maggior parte degli altri testi brevi su piccoli vasi. Interessante è l'utilizzo dell'alfabeto calcidese tipico anche di Gela, la cui influenza nelle zone interne del suo retroterra appare evidente e certo la popolazione greca di Montagna di Marzo dovette essere di provenienza geloa atta a ellenizzare e alfabetizzare l'elemento indigeno.

Per approfondimenti:
G. Manganaro, “Iscrizioni di Adrano in alfabeto siculo”, in Archeologia Classica, XIII, 1961.
L. Mussinano, “Iscrizioni da Montagna di Marzo”, in Kokalos, Istituto di storia Antica dell’Università di Palermo, XVI, 1970.

L. Guzzardi (a cura di), "Civiltà indigene e città greche nella regione iblea", Distretto scolastico 52, Ragusa, 1966
Per visionare i graffiti si rimanda alla Gallery fotografica (Siti del Territorio)